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Le Città Invisibili

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Gennaio 2016 Piccolo Teatro degli Instabili- Assisi
Con Massimo Popolizio e Javier Girotto.
cura Registica di Teresa Pedroni. Aiuto regia Elena Stabile

Concerto-spettacolo ispirato al testo “Le città invisibili” di Italo Calvino
“Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

Massimo Popolizio e Javier Girotto insieme per ricreare l’atmosfera straordinariamente suggestiva evocata da alcune pagine del testo “Le Città Invisibili” di Italo Calvino. Popolizio dà voce sia a Marco Polo che al suo ascoltatore l’imperatore Kublai Kan a cui racconta i suoi percorsi visionari. Kublai Kan è un imperatore melanconico con la coscienza che il suo sterminato potere conta molto poco quando il mondo sta andando in rovina. Le città descritte da Marco sono inafferrabili, utopiche, a volte sembrano prendersi gioco dello stesso viaggiatore che si sorprende lungo le loro incredibili vie improvvisamente riflesso, in una fuga infinita di specchi deformanti . Il dialogo tra musica e parola è continuo, nasce così una sorta di vera e propria jam session in cui l’ esecuzione musicale funge da elemento drammaturgico.
Nella scelta dei testi Teresa Pedroni ha prediletto l’aspetto più spettacolare dove la parola diviene fortemente evocativa e pregnante di significato. Anche la scelta del jazz come linguaggio musicale contribuisce ad interpretare il colore e le sensazioni che da esse scaturiscono sul filo dell’ironia e della leggerezza: sax, clarinetti e flauti andini di Javier Girotto intrecciano i loro suoni alla parola recitata, il tutto incastonato in uno spazio magico, illuminato da un sapiente gioco di luci. Nel ripetersi delle conversazioni fantastiche tra l’imperatore Kublai Khan e Marco Polo emerge lentamente una zona intermedia in cui i due interlocutori grazie a una sinergia misteriosa trasformano in visione e racconto i desideri dell’uno e i sogni dell’altro.
“Chi comanda è il racconto non è la voce, è l’orecchio” dice Marco Polo.
Così lo spettacolo, facendo proprie queste parole, lascia al pubblico la libertà di creare il proprio percorso mentale, guidato da un dialogo incessante tra voce e musica che insieme parlano dello spazio, dell’Altrove, del viaggio, della libertà di abbandonarsi alle emozioni senza più bisogno di interrogarsi.